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Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria

La Giornata Internazionale della Montagna Cammarata, 9-11 dicembre 2010 Le governance in montagna: esperienze in Calabria Claudio Marcianò. Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria. Indice. 1. Governance locali e sviluppo rurale integrato 2. L’evidenza empirica..

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Presentation Transcript


  1. La Giornata Internazionale della Montagna Cammarata, 9-11 dicembre 2010 Le governance in montagna: esperienze in Calabria Claudio Marcianò Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria

  2. Indice 1. Governance locali e sviluppo rurale integrato 2. L’evidenza empirica.. le governance locali nello sviluppo rurale integrato in Calabria 3. Alcune esperienze di governance in territori montani 4. Quali sfide per il futuro?

  3. 1. Governance locali e sviluppo rurale integrato • Multifunzionalità agricoltura e pluralità degli attori decisionali • Trasformazione nei modi e nei processi di governo delle società rurali europee • Uno slittamento del potere decisionale dal Governo alle governance locali

  4. Le governance locali • intese come insieme di organizzazioni governative e non, che lavorano congiuntamente nell’ambito della pianificazione di un territorio (Marsden e Murdoch, 1998). • In tal modo perde di importanza il tradizionale dibattito sulla maggiore efficacia dell’intervento governativo rispetto al libero mercato e si va delineando un concetto di economia guidata dal mercato, associata e non contrapposta alle politiche redistributive sociali (Goodwin, 1998). • Acquista così rilevanza la definizione di nuove possibili modalità di integrazione e coordinamento tra stato e mercato, nuovi stili di governo identificati dalle governance nelle quali i confini fra il settore pubblico e privato risultano offuscati (Stoker, 1998). (Problemi di coordinamento di tipo orizzontale e verticale)

  5. Il dibattito politico: il vecchio ed il nuovo • Fra l’anarchia del meccanismo dei prezzi e la gerarchia governativa: eterarchia e consenso negoziato • Fattore chiave: strategia di sviluppo condivisa • Cambiano i ruoli delle Autorità centrali? • Controllo o coordinamento? • Chi dovrebbe fare cosa? Governance e metagovernance • Come prevenire i fallimenti di governance?

  6. Il ruolo del governo, i fallimenti della governance, la ricerca empirica • Il ruolo del governo consiste nell’identificare gli attori e sviluppare le opportunità ed i legami fra di essi, affinché siano in grado di governarsi da soli. • Naturalmente ciò non esclude la possibilità del fallimento della governance che può derivare da tensioni e difficoltà fra attori ed istituzioni diverse. Da ciò deriva che la governance non rappresenta necessariamente una soluzione più efficiente rispetto al libero mercato o all’intervento governativo. • Goodwin (1998) indica nella ricerca empirica la via per l’individuazione di soluzioni alle problematiche appena esposte e per mantenere vivo l’interesse sull’importante tema della governance.

  7. 2. Governance e pianificazione integrata in Calabria • Le governance hanno già modificato in modo sostanziale le aree rurali in molte regioni europee. Cosa è avvenuto in Calabria? • In teoria esperienza diversificata: • Progetti Integrati Territoriali (PIT) • Piani Integrati delle Aree Rurali (PIAR) • Piani Integrati di Filiera (PIF) • PSL del Leader • Distretti Rurali e distretti agroalimentari di Qualità. (Distretti produttivi?) • In pratica elevato grado di disintegrazione dei Piani Integrati: • buoni piani mai implementati o implementati parzialmente con ritardi eccezionali (ad eccezione del Leader) • Problematiche di metagovernance.

  8. Pianificazione Integrata POR Calabria 2000-2006 (luglio 2009) • Piani Integrati Territoriali (PIT) - azioni integrate fra i diversi Assi del POR • Piani Integrati per le Filiere (PIF), azioni integrate all’interno dello stesso asse (Asse IV) • Piani Integrati per le Aree Rurali (PIAR) - azioni integrate all’interno dello stesso asse (Asse IV) • Terza edizione Programma di Iniziativa Comunitaria Leader +,

  9. Alla base della pianificazione integrata, è posto il principio della concertazione e della collaborazione tra soggetti pubblici e privati, al fine di individuare strategie di sviluppo unitarie, attivando le potenzialità latenti nei territori e facendo leva sulla conoscenza reale degli attori locali sulle aree di intervento. • Costituzione di Partenariati locali • tra i soggetti che operano sul territorio di riferimento, nel caso in cui i progetti integrati si rivolgano allo sviluppo di determinate aree (PIAR, L+). • Tra soggetti interessati all’attuazione di processi di sviluppo settoriali nel caso in cui i piani integrati si rivolgano a settori specifici di intervento (PIF)

  10. Livello di spesa modesto - numerose difficoltà hanno ostacolato l’implementazione dei Piani Integrati • Inquadrato il ruolo delle governance locali nel contesto dello sviluppo rurale integrato calabrese, vengono approfondite le caratteristiche, lo stato di attuazione e le problematiche emerse in alcune tipologie di Piani Integrati previsti ed attuati dalla Regione Calabria, i PIT ed i PIAR e nell’Iniziativa Comunitaria Leader+. Inoltre vengono delineate le prospettive future di tali piani nel contesto del periodo di programmazione in atto.

  11. Governance e partenariato Le esperienze registrate nelle diverse tipologie di piani integrati evidenziano la “fumosità” esistente intorno alla definizione di partenariato, l’organismo di governance locale, e la mancanza di rigorose specificazioni del ruolo che esso deve assumere nei progetti di sviluppo territoriale, i cui bandi spesso si limitano a prevederne la presenza. Problematiche interne ed esterne delle governance locali • La prima considera le problematiche di carattere relazionale tra il partenariato e le Istituzioni governative. • La seconda considera le problematiche relazionali esistenti tra i diversi componenti del partenariato.

  12. PROBLEMATICHE ESTERNE Si riferiscono alle problematiche di carattere relazionale tra il partenariato e le Istituzioni governative Le problematiche relative alle relazioni esterne trovano fondamento nei rapporti, a volte difficili, che si instaurano tra il nuovo soggetto del territorio ed i poteri politici costituiti che intravedono una perdita di autonomia nelle attività legate alla gestione del territorio. A volte, pur essendo tali soggetti, rappresentanti di enti pubblici, presenti all’interno del partenariato, tendono a sminuire la portata dei progetti e addirittura a scoraggiarne l’attuazione. Altre volte, come vedremo per il caso PIT in Calabria, il ruolo del partenariato viene limitato e alle componenti non politiche viene assegnato un ruolo di secondo piano.

  13. PROBLEMATICHE INTERNE Considerano le problematiche relazionali esistenti tra i diversi componenti del partenariato Le problematiche relative alle relazioni interne sono riconducibili alla visione diversa che i soggetti afferenti al partenariato hanno delle problematiche e delle finalità da perseguire per promuovere lo sviluppo socio-economico del territorio. La divergenza di opinioni che sorge in sede di assemblea può determinare il verificarsi di conflitti decisionali che ostacolano e rallentano l’attività di programmazione, oppure inducono ad un consenso prematuro, ovvero ad una soluzione di gruppo raggiunta senza aver esplorato un adeguato insieme di soluzioni alternative.

  14. L’efficacia delle governance • Necessità di codificare i processi di partenariato: • Elementi della pianificazione integrataAnalisi-Animazione-Concertazione • Le due fasi dello sviluppo rurale integrato: • Delineare gli obiettivi di sviluppo con metodologie di pianificazione integrata • Realizzare gli obiettivi con metodologie di implementazione(integrata?)

  15. I PROGETTI INTEGRATI TERRITORIALI (PIT) I Progetti Integrati Territoriali (PIT), previsti all’interno del POR Calabria, sono realizzati in specifiche aree territoriali, per sostenere la realizzazione, la crescita e l’implementazione dei sistemi locali di sviluppo in funzione delle reali specificità e vocazioni territoriali. Localizzati su predefinite partizioni territoriali, utilizzando, almeno in origine, tutte le tipologie dei fondi strutturali (FERS, FSE, FEOGA, SFOP), si muovevano in un’ottica di sviluppo locale indirizzato dal basso, e coordinato in un quadro di riferimento programmatico proposto dall’alto. I PIT si configuravano come una governance locale complessa

  16. Misure del POR attivabili dai PIT

  17. Sistema di governance e partenariati (soggetti e ruoli) gli organi di gestione dei PIT continua…

  18. Sistemi di governance e partenariati (soggetti e ruoli) PIT

  19. Le governance dei PIT

  20. Le governance dei PIT Per la complessa organizzazione del PIT, molte delle problematiche che tale governance doveva affrontare sono di tipo relazionale esterno ed, in primo luogo, da riferire proprio ai complessi rapporti da instaurare a livello regionale. A causa della rigidità e complessità delle regole di attuazione sancite a livello regionale nella definizione e nell’attribuzione dei compiti del sistema organizzativo e del funzionamento dei diversi organi, la governance del PIT rappresentava una forma anomala nel panorama delle governance locali

  21. I PROGETTI INTEGRATI PER LE FILIERE (PIF) I PIF interessano l'intero territorio regionale poiché la strategia e gli obiettivi previsti, nonché la concentrazione delle risorse, vengono perseguiti non a livello territoriale, ma a livello di comparto produttivo. I comparti interessati riferiti a macrofiliere produttive quali ad esempio olivicoltura, comparto agroalimentare e silvicoltura. L'attuazione dei PIF non richiede necessariamente la costituzione del partenariato prima della presentazione del Piano. In ogni caso l’adesione dei singoli soggetti al partenariato deve essere formalizzata attraverso atti giuridicamente vincolanti.

  22. I PROGETTI INTEGRATI PER LE AREE RURALI (PIAR) I PIAR sono elaborati a livello locale su definite partizioni territoriali, localizzate all’interno delle aree PIT, che interessano una popolazione compresa tra 10.000 e 50.000 abitanti.La zonizzazione regionale definiva un numero massimo di 95 PIAR attivabili nella Regione Calabria Costituiscono uno strumento di programmazione territoriale per lo sviluppo rurale con l’obiettivo di valorizzare le risorse materiali e immateriali endogene delle aree rurali in una prospettiva agricola multi-reddito per evitare lo spopolamento e migliorare la qualità della vita Il Partenariato socio-economico assume particolare importanza Nel periodo 2000-2006.. Dal 2009 diventa.. facoltativo!

  23. Sistema di governance e partenariati (soggetti e ruoli) nei PIAR Nei PIAR, il sistema di governance locale previsto dalla normativa regionale appare piuttosto snello e nasce dalla necessità di coinvolgere soggetti privati e pubblici in un partenariato locale, capace di realizzare un programma di sviluppo per aree territoriali delimitate, non entrando nella gestione del piano nella fase di implementazione, curata dall’Assessorato Regionale all’Agricoltura. Le problematiche relative alle relazioni esterne nel caso dei PIAR sono da ricondurre, come nel caso dei PIT, ai rapporti non sempre chiari con la Regione. Le risorse finanziarie assegnate ai singoli territori sono state ridotte così come l’attuazione dello stesso da due trienni ad un triennio, con conseguente perdita del 50% dei fondi inizialmente previsti per ciascun PIAR. I tempi di realizzazione si sono dilatati a dismisura: l’istruttoria dei piani prevista nei 60 giorni successivi alla loro presentazione si è sbloccata dopo diversi anni. Questo stato di cose ha registrato l’impotenza dei partenariati verso l’Ente Regione che ha dato priorità ai bandi di misura mettendo in secondo ordine la pianificazione integrata.

  24. Il LEADER +: le caratteristiche

  25. Sistema di governance e partenariati (soggetti e ruoli) nel Leader + • Il meccanismo di selezione, che premia anche la qualità del partenariato, stimola un’intensa attività di animazione sul territorio volta alla realizzazione di una governance rappresentativa degli interessi locali, altamente qualificata, che chiama in causa Enti pubblici e Soggetti privati di tutti i settori economici e sociali e del volontariato, che liberamente si associano, assumendo la forma giuridica più opportuna. In ogni caso, la Commissione impone la presenza maggioritaria dei privati negli organi direttivi, che assumono la responsabilità della gestione. • Le problematiche interne ed esterne presenti nel sistema di governance del Leader Plus appaiono meno complesse di quelle riscontrate negli altri strumenti di programmazione.

  26. Tra le problematiche interne si ritrovano quelle affrontate per la definizione del PSL e la costituzione del partenariato locale. Ad esempio, la necessità di effettuare le attività di concertazione in presenza di diversi soggetti politici afferenti a diverse correnti politiche e di soggetti privati rappresentanti diversi interessi di categoria. • In questo ambito risulta fondamentale la costituzione di un partenariato i cui membri non siano solo interessati ad una collaborazione di facciata, perché necessaria alla presentazione del PSL, ma che abbiano un concreto interesse allo sviluppo del territorio, e che riescano in breve tempo ad integrarsi per condividere un percorso comune di sviluppo, in grado di mantenere alto l’interesse dei singoli componenti per tutta la durata del programma. • Le problematiche esterne risultano notevolmente ridotte rispetto agli altri programmi considerati. Si può supporre che la maturata esperienza dell’Iniziativa Leader ed i rigidi ma ben definiti meccanismi di funzionamento predisposti dalla Commissione, aiutino i diversi soggetti coinvolti nella gestione del programma sia a livello locale che regionale.

  27. I progetti integrati nel PSR–Calabria 2007-2013

  28. Al posto dei PIT  PROGETTI INTEGRATI DI SVILUPPO • Progetti Integrati di Sviluppo Regionale (PISR) • Progetti Integrati di Sviluppo Locale (PISL) • Protocollo di intesa (26.02.08) tra Regione Calabria, le Province di Catanzaro, Cosenza, Crotone, Vibo Valentia, Reggio Calabria, l’ANCI, l’UNCEM e la LEGAUTONOMIE

  29. PISR I Progetti Integrati di Sviluppo Regionale sono finalizzati al conseguimento di obiettivi considerati strategici per l’intero territorio regionale, e pertanto hanno una valenza o un impatto non ascrivibile a specifici ambiti territoriali ed essere finalizzati a sostenere la competitività e l’attrattività della regione.

  30. PISL • I Progetti Integrati di Sviluppo Locale sono finalizzati al conseguimento di obiettivi di sviluppo socio-economico di specifici ambiti territoriali. L’ambito territoriale di riferimento delle specifiche proposte di Progetti Integrati di Sviluppo Locale è determinato dagli obiettivi, dalle strategie e dalle azioni del progetto stesso. (POR FESR 2007-2013) • Sistemi Territoriali Tematici definibili sulla base della presenza e concentrazione delle seguenti specifiche risorse/vocazioni territoriali 1. Filiere e attività agroalimentari intensive e diffuse che possono essere valorizzate con adeguate politiche di innovazione e cooperazione produttiva. Questi Sistemi Territoriali possono coincidere con i Distretti Agroalimentari di Qualità così come definiti dalla Legge Regionale n. 21/2004. 2. Identità storica e territoriale omogenea derivante dall’interazione fra attività agricole e altra attività locali, nonché dalla produzione di beni e servizi di particolare specificità, coerenti con le tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali. Le risorse di questi Sistemi Territoriali possono essere organizzate e valorizzate all’interno dei Distretti Rurali, così come definiti dalla Legge Regionale n. 21/2004.

  31. Tipologie di PISL • Progetti Integrati di Sviluppo Locale per la Realizzazione di Sistemi di Mobilità Intercomunale. • Progetti Integrati di Sviluppo Locale per la Realizzazione di Servizi Intercomunali per la Qualità della Vita. • Progetti Integrati di Sviluppo Locale per la realizzazione dei Sistemi Turistici Locali / Destinazioni Turistiche Locali. • Progetti Integrati di Sviluppo per la realizzazione di Sistemi Produttivi Locali, di Distretti Agroalimentari di Qualità e di Distretti Rurali.

  32. Organismi partenariali e tecnici dei PISL

  33. 3. Alcune esperienze di governance nei territori montani • Il PIAR Aspromonte Sud • Il LEADER Aspromar • Il distretto rurale del versante tirrenico reggino

  34. Un PIAR in Calabria

  35. Una metodologia di pianificazione integrata

  36. Area PIAR Aspromonte Sud • COMUNITÀ MONTANA VERSANTE TIRRENICO MERIDIONALE • (COSOLETO, • DELIANOVA, • MOLOCHIO, • OPPIDO MAMERTINA, • S.CRISTINA D’ASPROMONTE, • S.EUFEMIA D’ASPROMONTE, • SCIDO, • SINOPOLI, • VARAPODIO) • TAURIANOVA • TERRANOVA SAPPO MINULIO

  37. Carta d’uso del suolo - Menguzzato, 2008

  38. Il partenariato del Piar “Aspromonte Sud”

  39. Fasi del processo di convergenza

  40. Risultati allocativi

  41. .. i PIAR dal 2002 al 2010 • Implementazione.. • La lunga attesa dei PIAR (2002-2008) • Dalla lunga attesa alla frenetica spesa (2008!!).. • I nuovi PIAR • Il partenariato serve? (2009) - la riduzione delle misure..

  42. Un Leader + • in Calabria

  43. 44 comuni 115.000 ettari L’area Leader Plus“Reggino Versante Tirrenico”

  44. Il Partenariato Socio-Economico

  45. Fasi del processo di convergenza

  46. Risultati: Il piano di sviluppo locale

  47. Le problematiche di implementazione • Capacità di spesa dei GAL • Possibile perdita di interesse dei partners e loro allontanamento dal processo decisionale • Modello organizzativo finalizzato al diretto coinvolgimento del partenariato

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